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02/05/2014 - Vercelli - Pagine di Fede
IL GRANDE ABBRACCIO DI VERCELLI A PADRE ENRICO MASSERONI - Il 1° maggio il Presule ha lasciato la Cattedra di S.Eusebio dettando l’ultimo, magistrale e commosso messaggio
IL GRANDE ABBRACCIO DI VERCELLI A PADRE ENRICO MASSERONI - Il 1° maggio il Presule ha lasciato la Cattedra di S.Eusebio dettando l’ultimo, magistrale e commosso messaggio

Un fascio di luce è un fascio di luce.

Non è certo il caso di correre tanto con la fantasia.

Non è che debba esserci per forza qualcosa di soprannaturale. E' un fatto fisico.

Anche se penetra dalla grande finestra, quella posta ad illuminare la bussola, all’ingresso della Cattedrale.

Anche se arriva con puntualità certo non calcolata, ma comunque prevedibile, ad illuminare l’ultima scena del commiato. Del resto è un fatto naturale. L’ingresso del Duomo  è posto in direzione Nord – Ovest: è logico che al tramonti il sole cali da quella parte.

Anche se è proprio Mons. Cristiano Bodo, a fare scoccare la scintilla: parla di questo sole che manda i suoi raggi ad illuminare il volto di Padre Enrico seduto per l’ultima volta sulla Cattedra di Eusebio e quasi pare di udire un' eco di quel discorso a proposito di quella luna, nel lontano 11 ottobre 1962, apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che faceva capolino a salutare un altro e certamente più impegnativo cambio d’epoca.

Anche quella luna, era solo la luna. Che gli astrofisici conoscono a menadito: peso, volume, diametro, materia che la costituisce, velocità delle orbite.

Il suo passaggio in quel cielo, a quell'ora di quel giorno, era qualcosa che gli astronomi avrebbero potuto prevedere già dieci anni prima.

E' solo un satellite, eppure...

Non saremo in Piazza San Pietro, ma qui, nel nostro piccolo, un Arcivescovo che va in pensione, il passaggio di testimone da un Pastore all’altro, non è comunque cosa né da poco, né di tutti i giorni.

Insomma,  al cronista che pure rimase a suo tempo folgorato dalla intuizione di Mons. Clemente Riva, convinto della necessità di  superare il binomio tra fede e politica vissuto nell’adesione alla pur breve tradizione post bellica, perchè evolvesse in un più maturo, “adulto” trinomio tra fede, ragione e politica, pare che sia proprio la ragione (forse è la stanchezza della giornata) a suggerire come vi sia qualcosa di provvidenziale nello spettro elettromagnetico convogliato in Cattedrale  in questa ora di questo giorno.

Giornata particolare, quella di giovedì 1 maggio, giorno del commiato del popolo di Dio che è in Vercelli dal proprio Arcivescovo, Padre Enrico Masseroni, che qui giunse in quel marzo del 1996, dalla diocesi di Mondovì.

Dove avemmo la ventura di conoscerlo (ci presentò Don Corrado Avagnina, direttore del settimanale diocesano monregalese) quando ancora (1994) non si poteva immaginare che un giorno sarebbe arrivato tra noi.

Così, quando l’ipotesi incominciò a farsi strada – è un ricordo nitido – rimediammo con facilità un’espressione spontanea: sarebbe una grande grazia.

E lo è stata, per tutti.

Anche per il Presidente delle Acli di Vercelli che, proprio nel febbraio 1996, avrebbe celebrato il congresso di congedo da un incarico tenuto per ben 12 anni.

Quel Presidente (il periodo era anch’esso singolare) trovava quella volta particolarmente difficile impostare la relazione portante del Congresso provinciale.

E sì che di carte, tra Vercelli e Roma ne aveva scritte.

Ma quella volta l’ispirazione non arrivava; né, d’altra parte, essendo quello un congresso di commiato ed in certo modo riepilogativo di una esperienza, anche necessariamente una sorta di “testamento spirituale” per chi restava, si poteva procedere in senso meramente “compilativo”, con un testo convenzionale.

Capitò per fortuna tra le mani una ispirata lettera pastorale composta dal Vescovo di Mondovì per il proprio gregge:”La torre e la città”.

Magistrale documento, veramente illuminante secondo molti punti di vista: spirituale, simbolico, sociologico, oltre che religioso.

Fu letta d’un fiato e da quel momento i pensieri incominciarono a fluire e la penna a scorrere veloce sulla carta.

Giornata particolare, quella di giovedì 1 maggio 2014.

Quando si può vedere un Prefetto che si commuove.

Se non ci inganniamo, quegli occhi arrossati e lucidi dicono proprio di una commozione a stento trattenuta da un Servitore dello Stato che ha sempre avuto l’intelligenza di ascoltare e parlare alla gente prima come uomo e poi come uomo di Stato.

In tempi in cui è difficile ricomporre la frattura tra società civile e Istituzioni, certo il linguaggio utile è proprio quello di una umanità non (troppo) sacrificata entro la corazza plumbea della grisaglia d’ordinanza.

Così Salvatore Malfi, vive questo congedo come il congedo da un uomo che non gli è certamente difficile chiamare con il titolo scelto per sè dal Vescovo proveniente da Mondovì Piazza: “Padre”

 http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=52837.

Di sicuro  la scelta – condivisa peraltro dal Successore – di Mons. Masseroni per continuare ad abitare in Diocesi (risiederà in Seminario) non gli dispiacerà.

Poi c’è Lui, che va “in pensione”, pur sapendo che il ministero di un Sacerdote non si esaurisce mai.

Resta a disposizione del suo popolo consegnandosi anche al ministero nuovo della sofferenza.

Anche la sofferenza può essere, nella dimensione del dono, dell’offerta docile alla Provvidenza del Padre, una forma di testimonianza della fede che è più educativa di tante lezioni declamate.

Ma Padre Enrico trova il modo di cogliere anche questa occasione per un messaggio che non è solo formale, di congedo.

Ribadisce, convinto, la funzione fondamentale della famiglia, unita nel Sacramento del matrimonio. Su questo non ha mai avuto, tentennamenti, né afasie e la stanchezza non lo piega, nemmeno oggi, quando lascia pronuncia questo messaggio nella Cattedrale gremita.

E si toglie anche un sassolino dalla scarpa.

Perché si vede che quella parentesi post conciliare lungo la quale scese – nella Chiesa, anche in parte di quella docente – quello che lui non esita a chiamare “inverno” della devozione a Maria, non gli andò proprio giù.

Allora parte della teologia si lasciò sedurre da un’idea quasi illuministica di ragione e negli schemi culturali rigidamente ordinati secondo punti di vista che richiamavano il ben noto principio della “sola Scriptura”, facevano fatica a trovare un posto per la Madonna.

Della quale, del resto, i Vangeli dicono poco.

La Madonna non è mai stata invadente. Meditava le cose custodite nel proprio cuore. Si domandava che senso avesse quel saluto. Stava ad ascoltare, ineffabile, alle Nozze di Cana, per limitarsi poi a dire ai servi: fate quello che vi dirà.

E quando una persona è a tal punto discreta, certo non occupa le prime pagine, nemmeno dei Vangeli.

Ma, certo i Vangeli dicono tutto quello che serve perché possa essere chiamata corredentrice del Mondo e Madre della Chiesa.

Si sarebbe dovuto attendere il Magistero di Papa Giovanni Paolo II  e soprattutto l’Enciclica “Fides et Ratio” per vedere ricondotta ad unità, secondo una giustapposizione non antagonistica,  fede e ragione.

L’omelia di Padre Enrico Masseroni deve – questa volta forse più di altre – essere riascoltata attentamente, perché è veramente una grande lezione. Siamo lieti di offrirla integrale nel filmato che è disponibile in home page - http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2244

Filmato realizzato anche grazie alla consueta collaborazione, cordiale e paziente, dell’ormai collaudatissimo “staff” di Curia, che ha accompagnato per tutti questi anni Padre Enrico e che – la celebrazione di ieri, semplice e ad un tempo solenne, organizzata alla perfezione ed insieme “calda” come il grande abbraccio che voleva essere ne  è un esempio – tutto ha ordinato nel migliore dei modi.

Se è concesso un riferimento a categorie profane, nel lavoro d’equipe di Mons. Pino Cavallone, Mons. Cristiano Bodo, Don Stefano Bedello traspare certamente l’anelito pastorale, ma è evidente anche il gusto per il lavoro ben fatto, anch’esso dono ministeriale offerto a maggior gloria di Dio.

Poi, arriva quel fascio di luce a mettere la “firma”, quasi a confermare che è tutto a posto.

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